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Archivio Marzo 2010

Il “Belpaese” razzista e violento.

21 Marzo 2010 Commenti chiusi

L’aggressione di domenica 14 marzo, ad opera di un gruppo di venti ragazzi, in un bar di via Murlo nel popolare quartiere romano Magliana, è emblematica del clima razzista e avvelenato che infesta l’intero “belpaese”, da nord a sud, dalle ronde governative alle deportazioni di Rosarno. Come detto, un gruppo di venti ragazzi molto giovani, ben conosciuti nel quartiere per simili episodi precedenti, hanno fatto irruzione in un bar di proprietà di immigrati dal Bangladesh, insultando, devastando e massacrando di botte i titolari del locale e quanti si trovavano all’interno, tutti immigrati. Il fatto ha destato subito grande impressione a partire dalle comunità di immigrati, cittadini antirazzisti e apparati politici, tant’è che subito dopo l’aggressione centinaia di persone si sono riversate in strada a manifestare la propria indignazione. Sino ad oggi ci sono stati molti episodi di aggressioni razziste che si sono verificate nel quartiere, molte delle quali di stampo apparentemente fascista, vista la loro dinamica squadrista. Per comprendere più profondamente questo episodio, ma come questo molti altri, credo sia riduttivo rimandare le cause di queste violenze al riproporsi di un sentimento puramente fascista e, quindi, non rintracciarne invece una matrice che non esito a definire “democratica”. D’altronde, un provvedimento come il “pacchetto sicurezza”, con tutto ciò che ne deriva, dal rafforzamento dei CIE al reato di clandestinità, è stato approvato si da un governo razzista, ma legittimato da tutte quelle che sono le istituzioni democratiche dello stato italiano. Ricordiamo che i Centri di identificazione ed espulsione detengono per mesi immigrati che non hanno commesso reati ed essi sono stati istituiti dal primo governo Prodi, cioè da quelle stesse forze che si appellano alla Costituzione contro le politiche della destra al governo. A fare da contro altare a questa, certamente singolare e becera, interpretazione razzista della Costituzione da parte del governo delle destre, ce n’è un’altra per definizione “progressista”, certamente più attenta e sensibile al tema immigrazione e volta alla pratica di una politica incentrata sulla concessione dei diritti civili e della “integrazione”. Integrazione, appunto. Questa è la parola d’ordine: una integrazione da compiersi e praticare, secondo tale concezione, solo se l’immigrato possiede alcuni requisiti fondamentali, tra i quali quello dell’occupazione lavorativa e della contribuzione fiscale, dai quali deriverà l permesso di soggiorno che gli garantirà a permanenza in Italia. Una logica che mette basata sul criterio di “utilità” dell’immigrato, in quanto produttore. La domanda sorge spontanea: se in futuro il mercato del lavoro entrerà in crisi, come già lo è, e non garantirà più occupazione agli immigrati, come motivare e teorizzare l’ antirazzismo e l’integrazione? Non si può partire da una concezione integrazionista, vecchia ormai un secolo, figlia di quell’imperialismo occidentale ottocentesco, per sconfiggere il razzismo. Non illudiamoci ! Per coerenza antirazzista, nessuna integrazione è possibile se non c’è innanzitutto il riconoscimento e la pratica attiva della comune umanità nella diversità di espressioni culturali che le è propria, nel rispetto reciproco e nel dialogo costante; nessuna integrazione è possibile se l’approccio all’umanità tutta parte dalla sacralità dei confini nazionali. Davide

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