GLI IMMIGRATI DI ROSARNO CI INSEGNANO

La rivolta degli immigrati a Rosarno è stato un atto di grande coraggio. Hanno osato alzare la testa per dire no alle criminali regole di sfruttamento della ‘Ndrangheta.

Dopo la prima manifestazione spontanea e non violenta degli immigrati, un anno fa, le rappresaglie e le azioni razziste orchestrate dai boss locali si erano intensificate. I mafiosi, padroni di molti poderi agricoli e gestori delle più importanti attività della zona, non sopportavano le frequenti insubordinazioni dei loro schiavi che aiutandosi uniti stavano imparando a resistere a soprusi e violenze, che avvenivano con il silenzio complice delle istituzioni.

Le ennesime fucilate che giovedì 8 gennaio hanno colpito due immigrati, hanno fatto tracimare la rabbia facendoli protestare in piazza in centinaia. Pochi di loro, spinti da frustrazione, paura e umiliazioni accumulate negli anni, hanno ecceduto sfogandosi soprattutto su auto e cose. La cattiva informazione giornalistica ha inizialmente nascosto le ragioni della rivolta e descritto gli immigrati come violenti e selvaggi. La reazione immediata di molti italiani non è stata di comprensione, di dialogo o di solidarietà. Alcuni cittadini di Rosarno hanno formato bande per aggredire e cacciare gli immigrati: pestaggi, colpi di arma da fuoco, ripetuti episodi di violenza con diversi immigrati costretti all’ospedale. La polizia ha rastrellato gli immigrati, che avessero o meno il permesso di soggiorno, e li ha deportati nei CIE per identificarli. Altri hanno lasciato il paese per paura delle violenze.

La paura, l’omertà, o perfino la complicità diretta di tanti italiani hanno permesso alla ‘Ndrangheta, aiutata da istituzioni conniventi e corrotte, di riaffermare il controllo sul “suo” territorio. Con la scusa dell’ordine pubblico e di aiutare gli immigrati, le istituzioni hanno, di fatto, riconsegnato il paese nelle mani delle famiglie mafiose. La pulizia etnica si è conclusa con l’abbattimento dei fatiscenti alloggi per gli immigrati, da sempre sotto gli occhi di tutti.

Così la rivolta degli immigrati di Rosarno, di questa gente spesso disprezzata e maltrattata, giudicata tanto “diversa”, insegna qualcosa a noi italiani: che la radice dei bisogni umani è la stessa, che ribellarsi all’ingiustizia è possibile, che la dignità non ha prezzo e si difende a costo della vita, anche di fronte a nemici pericolosi come i mafiosi.

Gli italiani a Rosarno hanno avuto una grande occasione e per ora l’hanno persa. Salvo poche e coraggiose eccezioni, attivisti del volontariato e alcuni onesti cittadini, la maggioranza degli abitanti di Rosarno non ha saputo o voluto schierarsi con gli immigrati, non ha voluto o avuto il coraggio di sollevarsi unita contro le regole criminali della ‘Ndrangheta e contro il razzismo che riduce le persone in schiavitù.

La rivolta, al di là dell’esito che poteva essere diverso, ci consegna una testimonianza di dignità umana profonda che richiede impegno e solidarietà antirazzista da parte delle persone più consapevoli, anche per strappare tanta parte del nostro paese dalle mani della criminalità.

Inoltre solleva definitivamente il velo dell’ipocrisia e della falsa coscienza sulle reali condizioni di vita di decine di migliaia di immigrati nel nostro paese, sulle condizioni disumane e di autentica schiavitù di migliaia di persone nelle campagne del sud ma anche nelle città del nord.

Anche coloro che possiedono un permesso di soggiorno, la maggioranza, lavorano senza contratti e tutele. Viceversa chi è senza permesso di soggiorno è più facilmente sfruttabile e ricattabile, privato di ogni possibilità di un regolare contratto di lavoro e di una prospettiva di vita serena, esposto allo sfruttamento di mafia e datori di lavoro. Quelli che provano ad alzare la testa chiedendo diritti e dignità, contratti e una retribuzione adeguata subiscono minacce, ritorsioni, violenze. Molti scompaiono nel nulla. Lo sfruttamento sul lavoro non dice tutto delle sofferenze di queste persone: le offese, la cattiveria, la discriminazione, il razzismo, l’indifferenza di molti italiani colpiscono come pietre.

Gli immigrati di Rosarno hanno reagito per difendere la loro vita e la loro dignità. Questa rivolta e le testimonianze degli immigrati ci mandano un messaggio chiaro. Anche negli atteggiamenti più forti, spesso frutto dell’impotenza, c’è una richiesta rivolta a noi tutti: “trattateci come persone, siamo esseri umani come voi, non vogliamo vivere questo inferno”.

Non vogliamo restare indifferenti a questa richiesta di aiuto, ma soprattutto all’esempio di umanità e di coraggio che ci hanno trasmesso ribellandosi alla mafia locale. Essere solidali con gli immigrati di Rosarno è una battaglia di civiltà.

Siamo solidali anche con la parte “sana” dei cittadini italiani, schiacciata tra mafia locale e istituzioni complici e corrotte, che faticosamente cerca di far sentire la propria voce contro il razzismo, accanto agli immigrati.

Noi non vogliamo dimenticare le persecuzioni e le violenze contro tante persone immigrate: da Jerri Masslo ucciso a Villa Literno venti anni fa, ai Rom perseguitati nelle nostre città e cacciati da molti sindaci di ogni colore politico, agli immigrati uccisi a Castel Volturno lo scorso anno, ai cittadini stranieri di Rosarno.

Sono fatti che indignano e fanno riflettere, ci spingono a rompere il silenzio e denunciare le odiose leggi razziste che negano il diritto all’accoglienza e permettono la creazione di nuovi ghetti degradati, in cui scoppiano conflitti tra poveri e si installano nuove schiavitù gestite dalla criminalità organizzata.

Invitiamo quante e quanti vogliono costruire realtà e paesi più accoglienti e umani a schierarsi attivamente con noi, contro ogni razzismo, in solidarietà con gli immigrati per riappropriarci insieme delle nostre città.

Zagarolo, 14 gennaio 2010                               CSA di Zagarolo e dintorni

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